masturbazione femminile

La masturbazione femminile, oltre a donare vette di grande piacere, può essere uno dei metodi più profondi per conoscere se stesse. Partendo dall’autoerotismo, infatti, si può capire cosa piace davvero per poi incanalare le scoperte verso una vita sessuale più completa e soddisfacente con il proprio partner. La comunicazione in tutte le salse, dalla radio alla tv, dai giornali ai siti internet, piano piano è stata sdoganata; ciononostante, in alcuni frangenti la masturbazione femminile continua tristemente a essere un tabù. Assurdo, se si mettono insieme i progressi culturali e sociali di questi ultimi anni, che giustamente fanno a pugni con grettezze mentali e illogiche frustrazioni. Al di là della pratica intima tra le mura di casa, molte donne soffrono ancora di qualche ritrosia nel parlarne pubblicamente. Questo fa sì che sopravvivano leggende, falsi miti e perfino la credenza che la masturbazione femminile, e l’autoerotismo in generale, non sia una pratica sana per l’organismo. Invece lo è, eccome.

Masturbazione femminile, alcune curiosità

Una ricerca del 2002 ha fatto emergere come il 44% delle donne abbia rivelato di masturbarsi circa 5 volte al mese. Statistiche a parte, molto più interessante notare come la pratica in alcuni casi possa contribuire a lenire i dolori mestruali. L’orgasmo di una donna con il partner dura di media tra i 12 e i 15 secondi, quello ottenuto con l’autoerotismo circa 20. Non male no? Tutto questo mentre i ricercatori statunitensi della Rutgers University di Newark, che hanno sottoposto a risonanza magnetica il cranio di 9 donne mentre si toccavano nelle parti intime, scoprivano che nel percorso che porta all’orgasmo con l’autoerotismo si attivano addirittura 30 aree del cervello, comprese quelle di tatto, memoria e persino dolore. Sono ben 6 in più di quelle che si attivano con il “normale” rapporto sessuale. Normalità appunto. Non a caso anche le donne primitive non disdegnavano il passatempo: nella caverna di Hohle Fels, in Germania, nel 2005 fu trovato un fallo di pietra levigata risalente a 28.000 anni fa. Non sarebbe scorretto parlare di sex toy atavico. Ancora, i numeri suggeriscono, in generale, che le donne scoprono l’autoerotismo più tardi rispetto agli uomini: questo avviene perché i genitali femminili sono più difficili da esplorare di quelli maschili.

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Masturbazione femminile, come praticarla

Chiaramente non esistono leggi universali, ma consigli concreti per cercare di ottenere il massimo piacere possibile. Le mani, in questo senso, possono diventare scettri del potere. (Ma possono venire in aiuto anche oggetti dalle forme più funzionali) Per cominciare, bisogna sfiorare con la punta delle dita le zone erogene con un’intensità molto leggera, come se si trattasse di preliminari veri e propri. Collo, spalle, poi giù al seno fino ad arrivare ai fianchi. Infine la zona intima, laddove comincerà ad amplificarsi la sensazione di piacere. Nel clitoride, come sappiamo, si concentrano molte terminazioni nervose che lo rendono particolarmente sensibile. Va da sé che sia assolutamente fondamentale per la masturbazione con tanto di orgasmo clitorideo. Il consiglio è quello di iniziare a sfiorarlo in maniera quasi impercettibile sulla parte superiore, senza necessariamente toccare il glande, e muovere lentamente le dita dall’alto al basso. O, meglio, in maniera circolare. Fisiologicamente aumenterà la lubrificazione vaginale. Il cuscino, in questa pratica, può aiutare. Provate a metterlo tra le gambe, girandovi su un fianco, e muovere lentamente il bacino per stimolare il clitoride. L’intensità del movimento varierà a seconda del livello di eccitazione. Il cuscino può essere usato per sopraelevare il bacino: questo dà il là a una penetrazione maggiore e al raggiungimento del famigerato punto g, che si trova nella parte anteriore interna della vagina in profondità. Se tutto va per il meglio, la masturbazione sfocia nell’orgasmo. Non importa il tempo che impiegherete, quanto il piacere. Se volete, potete anche trattenervi per un paio di secondi quando si sta per giungere all’apice: rimandare dapprima aumenta l’eccitazione, e poi amplifica enormemente il risultato.

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