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Onicofagia: quando mangiarsi le unghie diventa un disturbo compulsivo

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L’onicofagia è l’abitudine di rosicchiarsi in continuazione le unghie, non solo in momenti di stress o eccitazione, ma anche in periodi di noia o inattività. A scatenare il comportamento possono essere davvero molti motivi, tra i quali emergono più degli altri l’ansia e il nervosismo. Quella di mangiarsi le unghie è, nella maggior parte dei casi, un’abitudine transitoria, che non ha particolari conseguenze. Quando le conseguenze ci sono, però, possono essere molto fastidiose. Anzitutto di può avvertire dolore e il letto ungueale può sanguinare o arrossarsi. Il fatto di rosicchiare unghie e pellicine, inoltre, danneggia l’eponchio, cioè quella porzione di pelle che sta alla base e ai lati dell’unghia, meglio nota come cuticola.

Rimuovere le cuticole in modo improprio ha l’effetto collaterale di rendere suscettibili a infezioni batteriche o virali, come l’onicomicosi. Chi pratica l’onicofagia, inoltre, può trasportare in bocca quei microrganismi che si depositano sotto le unghie: in questo modo, possono presentarsi patologie dentali, lesioni gengivali, usura degli incisivi, riassorbimento radicolare apicale e malocchiusione dei denti anteriori, oltre a diffusione di infezioni nella bocca. Per quanto riguarda i denti, inoltre, l’onicofagia può causare carie, perché viene intaccata la sostanza adamantina. I problemi non finiscono qui: i residui ungueali possono provocare problemi allo stomaco e la persistenza del disturbo può interferire con la normale crescita delle unghie, causando deformazione alle dita.

In ultimo, ma non per questo meno importante, c’è dunque il fattore estetico: nei casi più seri di onicofagia, infatti, l’aspetto generale della mano è seriamente intaccato.

Mangiarsi le unghie, psicologia

Mangiarsi le unghie psicologia: l’onicofagia è considerato un “disturbo del controllo degli impulsi” e appartiene a quella sfera di tipici comportamenti nervosi e compulsivi che include abitudini come come la suzione del pollice o il mordicchiarsi le labbra. In passato la letteratura scientifica ha fornito molte spiegazioni a questo fenomeno, passando in rassegna fattori quali l’alterazione del rapporto madre-figlio, un comportamento di automutilazione, situazioni di stress e noia o la rappresentazione di un tratto di una personalità precisa e pignola.

Onicofagia cause secondo la psicologia. Stando a uno studio pubblicato sul Journal of Behaviour Therapy and Experimental Psychiatry, coloro che si mangiano le unghie o si strappano i capelli sarebbero dunque dei perfezionisti che utilizzano questi gesti per alleviare l’irritazione e il fastidio derivati da un senso di insoddisfazione.

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Al di là dei fattori scatenanti, il mangiarsi le unghie è considerato un comportamento transitorio, che comunque riesce poi ad andare in via. Il problema in tal senso, però, è che proprio perché si tratta di un’abitudine in grado di dare un conforto momentaneo, è difficile da abbandonare. Questo spiega perché alcuni dei rimedi si possono rivelare inefficaci.

Come smettere di mangiarsi le unghie?

Vediamo dunque di capire meglio come smettere di mangiarsi le unghie. Un escamotage di tipo psicologico può essere quello di monitorare costantemente la lunghezza delle proprie unghie, che deve essere annotata per almeno quattro settimane. In alternativa, si può guardare la mano ogni sera, per trenta giorno consecutivi, cercando di capire se si è stati o meno “buoni” con le proprie unghie. Questo metodo prevede che ci si rivolga alle unghie proprio come si parla con un amico: in questo modo, si instaura un vero e proprio rapporto che viene richiamato ogni qualvolta si avverte la voglia di rosicchiare le unghie.

Onicofagia rimedi: tra i rimedi più diffusi c’è, ad esempio, il ricorso a smalti speciali, dal sapore amaro, che rendano quindi sgradevole in comportamento. Prendersi cura delle mani, inoltre, può aiutare, così come tagliare le unghie in modo da non lasciare angoli sporgenti o cuticole. Alle volte, chi si dedica all’onicofagia sostituisce la pratica con il masticare chewing gum o un rametto di liquirizia, tenendo la bocca comunque occupata. Anche la pratica di attività sportiva può essere utile, perché aiuta a scaricare lo stress, la rabbia e la tensione.

Nei casi più seri, si fa anche ricorso ai farmaci antidepressivi, prescritti anche nella cura della tricotillomania e del disturbo ossessivo-compulsivo. Un’altra opzione è quella del ricorso alla vitamina B inositolo, che riduce l’impulso di mordere le unghie e agisce sull’attività della serotonino, l’ormone che controlla umore e aggressitività.

Alcune persone che hanno l’abitudine di mangiarsi le unghie si sottopongono anche a terapia comportamentale, che mira a individuare un comportamento alternativo all’onicofagia, come può essere ad esempio lo scopo di avere mani belle e curate. Viene anche adottata, a volte, la terapia del controllo degli stimoli, che mira a individuare e controllare lo stimolo che scatena l’impulso di mangiarsi le unghie.

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