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Perdite da impianto: cosa sono e come distinguerle dallo spotting premestruale

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Spotting premestruale o perdite da impianto? Un fulgido esempio di quando due cose che sembrano molto simili, se non addirittura identiche, nella realtà corrispondono a tutto meno che alle nostre claudicanti ipotesi. Se in materia di perdite bianche fare confusione è una strada più improbabile da imboccare per via della natura intrinseca del fenomeno, in questo filone le differenze sono sì sostanziali, ma qualcuno continua a non avere le idee chiarissime.

Spotting premestruale e perdite da impianto: quali le differenze?

Le perdite da impianto altro non sono che fuoriuscite di sangue simili alle mestruazioni, che possono comparire in meno del dieci per cento delle gravidanze allo stadio iniziale. Si verificano nel momento in cui l’embrione si impianta nella parete interna dell’utero, l’endometrio. È proprio qui, nell’endometrio, che l’embrione si svilupperà durante la gestazione. Sfortunatamente, può succedere che dei vasi sanguigni si rompano. Questo provoca lo spotting – piccola emorragia – da impianto. Immaginiamo già la domanda di chi sta leggendo: bisogna preoccuparsi? Assolutamente no: è normale, si tratta di un fenomeno dovuto alla fecondazione dell’ovulo e all’annidamento nell’utero.

Lo spotting premestruale è un’altra cosa. Le perdite da impianto in gravidanza possono presentarsi qualche giorno dopo il concepimento, mentre le perdite premestruali arrivano qualche giorno prima del ciclo. La confusione si genera in particolare quando le mestruazioni sono irregolari, o ancora se lo spotting da impianto arriva intorno al dodicesimo giorno dal concepimento. Questo avviene infatti tra 12 e 14 giorni prima delle mestruazioni, ma all’ovulo fecondato possono occorrere altri 7-8 giorni per annidarsi. In altre parole, se le perdite da impianto fanno capolino a un palmo di naso dal ciclo mestruale, è consigliabile fare un test di gravidanza.

Perdite da impianto: cause e sintomi

Tra le cause principali delle perdite da impianto troviamo:

  1. La rottura dei vasi sanguigni dell’endometrio dovuta all’annidamento dell’ovulo;
  2. Il sangue rimasto nell’utero dopo la precedente mestruazioni;
  3. Qualche leggero trauma provocato dal collo dell’utero, i cui tessuti vengono modificati dai primi ormoni della gravidanza durante i rapporti sessuali.

Un argomento un po’ più esteso è quello dei sintomi delle perdite da impianto, che comunque possono non presentarsi. Come sempre, dipende. Il sintomo più comune, appunto, è lo spotting. Ma il campionario è lungo: c’è chi, per esempio, accusa un aumento della temperatura basale.

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Attenzione: qualora, in linea generale, dovessero presentarsi delle perdite abbondanti, ancora peggio se accompagnate da dolori non marginali, è meglio consultare il medico. La letteratura dei sintomi, per chiudere l’argomento, annovera tensioni al seno, mal di testa, nausee, problemi gastrointestinali e stipsi, insonnia, voglie particolari, mal di schiena. Se si rimane nel perimetro del “sopportabile”, sappiate di essere simili a molte altre donne. In altre parole, dunque, ammainate pure la bandiera dell’allarme.

Perdite da impianto: quanto durano?

Anche in questo caso non esiste l’universalità che prescinda da casi specifici, ci mancherebbe. In ogni caso, percepire la “giusta” durata è un modo molto utile per cogliere l’esatto inizio di una gravidanza.

Insomma, quanto durano le perdite da impianto? In linea di massima pochi giorni: possono scomparire anche in 48-72 ore, mentre lo spotting premestruale inizia con perdite minime che poi diventano più abbondanti e possono durare mediamente 5 giorni. Le perdite da impianto, sintomo di una possibile gravidanza in atto, fanno la loro comparsa al massimo per 48 ore.

Perdite da impianto, colore

Non è fantascientifico sentir chiedere “come sono le perdite da impianto”. Se si intende il colore, allora sì, anche questo può essere un fattore parecchio importante. Perdite da impianto e colore, l’ennesimo binomio che affonda le radici in generazioni e generazioni di donne.

Le perdite da annidamento dell’embrione possono essere bianche con delle tracce rosse oppure di colore rosso vivo, rosso chiaro o rosa, mentre quelle precedenti all’arrivo del ciclo sono scure, tendenti al marrone. In generale, se la tonalità è più scura si tratta di perdite di alcuni giorni; al contrario, più chiare sono più indicano tempi recenti.

Qualora il colore dovesse essere intenso e la quantità notevole, potrebbe essere arrivato il ciclo. L’emorragia, però, potrebbe anche significare il distaccamento del trofoblasto, una specie di placenta che nutre l’embrione. Anche in questo caso, non allarmatevi: nella grande maggioranza dei casi, il disagio si risolve senza conseguenze, purché preso in tempo. Il consiglio da non dimenticare mai, quindi, è quello di non tergiversare e consultare il medico quando si presenta un dubbio, anche minimo.

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