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Mononucleosi: tutto quello che c’è da sapere

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La mononucleosi infettiva, anche nota semplicemente come mononucleosi o malattia del bacio, è una malattia infettiva virale molto contagiosa, che colpisce soprattutto i bambini e i giovani. La denominazione della malattia è dovuta a una caratteristica presenza nel sangue, in livelli superiori alla norma, di cellule mononucleate normali (linfociti e monociti) e di cellule mononucleate specifiche.

Che cos’è la mononucleosi? Come abbiamo anticipato, si tratta di una malattia infettiva: nei Paesi industrializzati colpisce prevalentemente soggetti in età giovane-adulta, con una netta prevalenza negli adolescenti, mentre nei Paesi in via di sviluppo è più frequente l’infezione in età infantile, spesso nei primi 5 anni di vita. Giovani e bimbi trascorrono molto tempo in luoghi affollati e in comunità (come scuole, asili, palestre) e hanno dunque un’elevata possibilità di entrare in contatto con il virus responsabile. L’argomento, che allarma molti genitori, è da trattare con calma e serenità, poiché anche i più piccoli sono generalmente in grado di affrontare e superare la mononucleosi senza problemi. Responsabile della malattia è il virus di Epstein-Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli herpes virus.

Mononucleosi, sintomi

Come si prende la mononucleosi? Il contagio può essere diretto e avvenire tramite la saliva e le urine, i rapporti sessuali non protetti o le trasfusioni di sangue ed emoderivati, ma è anche possibile un contagio in modalità indirette, ad esempio per contatto con goccioline diffuse tossendo o tramite l’utilizzo comune di oggetti contaminati, come posate, bicchieri o giocattoli. La contagiosità permane per molto tempo, perché l’eliminazione faringea del virus persiste sino a un anno dopo l’infezione.

Nei periodi di riattivazione del virus, inoltre, gli stessi portatori sani possono diventare fonte di contagio. Ad ogni modo, quando si viene infettati una volta, ogni contatto successivo con una persona affetta da mononucleosi è privo di conseguenze. Per quanto riguarda l’argomento mononucleosi incubazione, questo varia da pochi giorni alle tre settimane e, trascorso questo periodo, la malattia si manifesta con alcuni sintomi poco caratteristici.

Mononucleosi sintomi:

  • Malessere generale
  • Stanchezza
  • Mal di testa
  • Mal di gola
  • Ingrossamento dei linfonodi (soprattutto di collo, ascelle e inguine)
  • Ingrossamento della milza
  • Febbre (anche alta)

Alcuni dei sintomi possono essere molto blandi (per questo molti cercano informazioni più approfondite sul legame mononucleosi mal di gola), quindi capita che si scopra di avere la malattia per caso. Gli esami per mononucleosi sono molto specifici: una diagnosi certa si raggiunge soltanto mediate la constatazione della presenza di linfociti caratteristici nel sangue (linfocitosi) associata a test anticorpali e riscontri sierologici (presenza di anticorpi eterofili circolanti e/o anticorpi diretti contro proteine specifiche di EBV).

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Ecco alcuni degli esami da effettuare:

  • Esame emocromocitometrico
  • Monotest
  • Ricerca degli Anticorpi anti-EBV VCA
  • Ricerca degli Anticorpi anti-EBV E

Come si trasmette la mononucleosi

Come si trasmette la mononucleosi? La mononucleosi è anche nota come malattia del bacio, perché si tramette generalmente attraverso la saliva. Meno spesso viene contratta in seguito alla condivisione di oggetti entrati in contatto con un soggetto infetto.

Mononucleosi in gravidanza

L’argomento mononucleosi in gravidanza preoccupa molte future mamme, ma bisogna subito dire che, qualora venga contratta da una donna incinta, non comporta rischi aggiuntivi né per la mamma, né per il bebè. Unico inconveniente è un possibile indebolimento del sistema immunitario materno, che può favorire la comparsa di altre infezioni. Stando a riposo, però, non si corrono gravi pericoli.

Mononucleosi, cura

Chiudiamo trattando l’argomento mononucleosi cura. Nella maggior parte dei casi, la malattia si risolve senza complicazioni, entro due o tre settimane dall’esordio dei sintomi. Raramente si presentano ricadute croniche negli anni che seguono, ma alcuni pazienti accusano stanchezza e difficoltà di concentrazione per diversi mesi. L’EBV, infatti, anche dopo la guarigione rimane latente e può riattivarsi, dando luogo alla cosiddetta “sindrome da fatica cronica”.

Come si cura la mononucleosi? Il paziente deve stare a riposo ed evitare sforzi fisici per un tempo di almeno 6-8 settimane, soprattutto se si presenta un ingrossamento della milza. Proprio la rottura della milza per traumi addominali, è una complicanza rara, ma temibilissima. Non esistono farmaci specifici per la cura della mononucleosi, ma terapie sintomatiche: si somministrano analgesici e antipiretici, come il paracetamolo. Nei casi più gravi si fa ricorso ai farmaci corticosteroidei. Non si utilizzano antibiotici, che in caso di malattia virale non servono a nulla e possono causare ulteriori danni al sistema immunitario.

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