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Il raschiamento dopo un aborto

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L’aborto è l’interruzione della gravidanza, con la rimozione del feto o dell’embrione dall’utero. Può essere spontaneo, concetto che per ovvi motivi non ha bisogno di ulteriori spiegazioni sul suo significato, o indotto, quando viene causato deliberatamente.

Cos’è il raschiamento

Più che parlare di raschiamento, è tecnicamente corretto riferirsi a uno svuotamento o alla revisione uterina; precisazioni dialettiche a parte, si tratta di un piccolo intervento chirurgico per asportare il prodotto del concepimento. L’operazione viene fatta in anestesia totale e dura pochi minuti, sicuramente meno mezz’ora. Già in giornata la paziente viene dimessa dall’ospedale e può tranquillamente tornare a casa. La dicitura “raschiamento” vera e propria, in ambito strettamente ginecologico, si utilizza quando si rende necessaria la biopsia dell’endometrio, cioè il tessuto di rivestimento dell’utero, per diagnosticare eventuali patologie.

Come avviene il raschiamento

Come detto, l’operazione viene eseguita in day hospital dopo sedazione farmacologica profonda. In altre parole, è l’equivalente di un’anestesia generale, senza però l’intubazione. Se la gestazione si è arrestata non troppo in là, la rimozione avviene mediante una cannula aspiratrice collegata a una particolare pompa che crea il vuoto. Poi si passa al controllo ecografico per accertarsi che non ci siano residui di alcun tipo. Le cose cambiano se la gravidanza ha superato le 10 settimane: il primo step è la somministrazione di prostaglandine vaginali per dilatare il canale cervicale e stimolare le contrazioni uterine. L’obiettivo è l’espulsione spontanea; se non si verifica, allora si procede all’asportazione chirurgica.

Se la gestazione, invece, si è interrotta prima, di solito i medici aspettano qualche giorno, anche un paio di settimane, prima di intervenire. Il motivo è presto detto: potrebbe esserci un’espulsione spontanea dell’embrione. Va da sé che la situazione cambia da donna a donna: la revisione chirurgica è la scelta più appropriata per chi non riesce a tollerare un’attesa troppo lunga. Dopo l’intervento, a meno che non compaiano febbre o altre complicazioni comunque poco frequenti, si torna a casa già in giornata.

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Raschiamento, conseguenze

Il minimo comune denominatore nei giorni immediatamente successivi alla revisione chirurgica è il riposo assoluto a casa. C’è un piccolo pericolo di infezioni, tant’è che i medici possono consigliare il temporaneo utilizzo di assorbenti interni. Raccomandata, spesso e volentieri, la completa astensione dai rapporti sessuali per almeno un paio di settimane. Qualche piccola conseguenza, in linea generale, ci può essere. Il più delle volte non sono preoccupanti, a cominciare dalle piccole perdite ematiche che dovrebbero esaurirsi in una settimana, dieci giorni al massimo. I sintomi, comunque, sono abbastanza eterogenei. La letteratura comune parla di febbre alta, sanguinamento uterino anomalo, problemi a urinare, senso di fiacchezza, dolori al ventre, perdite vaginali di cattivo odore. Qualora si presenti uno di questi sintomi, o peggio più di uno, è meglio consultare il medico senza perdere tempo.

Il ciclo dopo il raschiamento

Il primo ciclo dopo il raschiamento avviene a distanza di un mese e mezzo. Scendendo nel dettaglio, circa 30 giorni da quando si azzerano i valori delle beta hCG, l’ormone della gravidanza che cessa del tutto la sua produzione dopo circa 15-20 giorni dal raschiamento. Questa, comunque, è un’indicazione temporale generica: il flusso può ricomparire anche prima, o magari dopo. In altre parole, la fisiologia varia leggermente da donna a donna a in questo caso va a coincidere con la ripresa dell’attività di ovulazione. Quantità e durata dovrebbero normalizzarsi subito, benché in alcune pazienti possa essere un po’ più abbondante e lungo del solito. Il motivo? Non c’è stata ovulazione ottimale nel periodo precedente.

La gravidanza dopo il raschiamento

In linea generale, dopo una revisione uterina è bene attendere almeno 2 o 3 cicli per provare ad avere una nuova gravidanza. In concreto, occorre riassestare l’attività ovarica, senza mai dimenticare il riequilibrio psicologico. E se la gravidanza capitasse prima dei summenzionati 2-3 mesi? Non esistono particolari rischi per il nascituro, dunque non preoccupatevi.

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