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Aborto spontaneo: perché succede?

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Nelle prime tre settimane di gravidanza, l’aborto spontaneo è una delle più grandi preoccupazioni delle future mamme. Tante donne hanno dubbi e perplessità su questo argomento ed è del tutto normale voler sapere il più possibile in merito. Viene definita aborto spontaneo la morte nell’utero di un feto prima dell’età in cui potrebbe sopravvivere se nascesse, che è di circa 24 settimane. Si presenta in circa un terzo delle gravidanze e, qualora fosse molto precoce, la donna potrebbe anche non accorgersene e pensare che quello che è stato un aborto in realtà era una normale mestruazione.

I fattori di rischio per un aborto spontaneo possono essere l’età avanzata della madre, un precendente aborto spontaneo, l’esposizione al fumo di tabacco, l’obesità, il diabete, l’alcolismo e la tossicodipendenza. In media, in coloro che hanno meno di 35 anni, il rischio è del 10%, che sale al 45% al di sopra dei 40 anni. Intorno ai 30 anni, comunque, il rischio cresce. Circa l’80% degli aborti si presenta nelle prime 12 settimane di gravidanza, cioè durante il primo trimestre.

Aborto spontaneo, i sintomi

Aborto spontaneo sintomi: tra questi, il più comune è il sanguinamento vaginale. Questo può avvenire sia con che senza dolore e possono uscire dalla vagina anche tessuti o coaguli. A livello psichico, poi, possono riscontrarsi anche ansia, tristezza e senso di colpa: per questo, in alcuni casi, è necessario il supporto di uno psicologo quando si ha un aborto spontaneo.

Le cause dell’aborto spontaneo

Per quanto riguarda le cause aborto spontaneo, al di là delle infezioni, sono principalmente ignote. Il rischio, comunque, sembra fortemente legato alla presenza nel feto di un DNA con alterazioni tali da rendere impossibile la sopravvivenza. Altre condizioni che possono produrre sintomi simili includono una gravidanza ectopica e l’emorragia dell’impianto.

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La diagnosi di un aborto spontaneo può comportare un controllo per stabilire se la cervice è aperta o chiusa, test dei livelli ematici di gonadotropina corionica umana (hCG) e una ecografia.

È possibile prevenire un aborto spontaneo?

Qualora l’aborto spontaneo non sia troppo precoce, di solito avviene prima qualche avvisaglia, come perdite di sangue o un distacco della placenta durante l’ecografia di controllo. In questi casi si cerca di evitare di arrivare all’aborto: il medico raccomanda riposo a lettto e in alcuni casi anche una terapia farmacologica. In questo caso è molto importante evitare di fare sforzi che possano aumentare le perdite o l’area di distacco. Condurre una vita tranquilla in cui non si sollevano pesi e non si fa attività fisica intensa può aiutare, pur non essendo comunque una sicurezza al 100%.

La gravidanza dopo l’aborto spontaneo

Argomento molto importante è quello della gravidanza dopo aborto spontaneo. Ovviamente, ogni caso andrà valutato singolarmente, sulla base delle condizioni fisiche e psicologiche. Ogni donna reagisce in modo differente. I primi mesi sono per la mamma molto difficili e si può anche richiedere l’aiuto di uno psicologo. Il passare del tempo, comunque aiuta e cresce il desiderio di avere un nuovo figlio. Da un punto di vista fisico non esistono limitazioni alla ricerca di una nuova gravidanza.

Nel caso di aborto spontaneo, se il materiale abortivo, cioè feto e placenta, viene conservato in utero e non espulso, si procede al raschiamento, cioè viene asportato con un apposito strumento, in modo da consentire all’utero di tornare come prima della gravidanza.

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