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Influenza 2018 nei bimbi: tutto quello che c’è da sapere

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L’influenza 2018 sta mettendo ko moltissimi italiani e a preoccupare di più sono le categorie più deboli, come bimbi e anziani. Il vero e proprio picco ancora non c’è stato, ma in tanti sono già a letto per colpa del virus. Questo tipo di malessere viene spesso sottovalutato, ma non bisogna mai abbassare i livelli di allerta: soprattutto nel caso dell’influenza 2018 nei bimbi, sapere cosa fare è fondamentale per intervenire in modo tempestivo. I presidi medici sono sotto assedio, in particolare quelli pediatrici e i casi di piccoli pazienti sono numerosi.

Ovviamente, questo non deve scatenare una psicosi: il primo consiglio dei medici, infatti, è di non vedere nei sintomi dei bimbi situazioni di gravità che invece non sono tali. Questo significa che essere informati è giusto e che non essere precipitosi è un obbligo. I genitori devono essere informati in merito alle conseguenze delle febbre nei bimbi, in modo da essere più tranquilli nell’affrontare la fase acuta influenzale, evitando corse al pronto soccorso che potrebbero non essere necessarie.

Febbre nei bambini, che fare?

La prima cosa da sapere è che la febbre nei bambini, di norma, non provoca danni, a meno che non si superino i 43°. Il trend attuale, peraltro, è di dare meno farmaci antipiretici, perché proprio la febbre è il più importante antinfettivo. Questa, anche se elevata, non indica una gravità maggiore, ma la naturale e valida capacità del bimbo di rispondere alle infezioni.

Erroneamente, molti ritengono di dover subito ricorrere all’antibiotico: questo è un errore, perché non è un antipiretico, quindi non agevola un abbassamento della temperatura corporea a breve distanza dalla sua somministrazione. In ogni caso, se anche l’antipiretico (cioè paracetamolo o ibuprofene, per intenderci) non abbassa la febbre, di norma questo non significa che è presente una particolare situazione di allarme.

Un consiglio utile per i genitori riguarda poi il fatto di superare la paura di far uscire il bimbo con la febbre da casa, per recarsi dal pediatra o allo stesso pronto soccorso, qualora fosse necessario: questo, infatti, non espone i piccoli al rischio di polmonite o altre complicanze.

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Qualora il bimbo con la febbre ha meno di un mese di vita, va portato prima possibile al pronto soccorso, mentre tra un mese e un anno, se è in buone condizioni generali, è sufficiente programmare una visita dal pediatra, possibilmente in giornata. Se è più grande, va tenuto in osservazione. In molti casi, è sufficiente il riposo e la febbre dovrebbe abbassarsi in 3 o 4 giorni. Il piccolo, poi, può tornare a scuola o all’asilo quando rimane senza febbre per oltre le 24 ore.

I farmaci per l’influenza bambini

La febbre è un meccanismo di difesa naturale dell’organismo contro gli agenti patogeni, che a temperature elevate fanno più fatica a funzionare e a moltiplicarsi: per questo motivo, non va abbassata a tutti i costi, ma solo quando provoca un disagio elevato. Quando il farmaco è necessario, si può scegliere tra paracetamolo o ibuprofene (MAI darli insieme). Nei bimbi a rischio convulsioni, gli antipiretici non le evitano: la febbre si abbassa, ma la possibilità di convulsioni resta. Non bisogna somministrare ai bambini acido acetilsalicilico e cortisonici. Tendenzialmente, meglio dare i farmaci per bocca, ma in caso di vomito è meglio la via rettale.

In ogni caso, è sempre meglio non aspettare e sentire subito il pediatra.  Se il bimbo è particolarmente sofferente, è lamentoso e non riesce ad alzarsi dal letto, se rifiuta il cibo o presenta altri sintomi come tosse continua o insistente, vomito o diarrea, è giusto consultare un medico. Il pediatra va consultato anche se, in assenza di sintomi particolari, la febbre non passa dopo 3 o 4 giorni, perché potrebbero essere coinvolte infezioni più rare o persistenti o malattie infiammatorie o autoimmuni.

Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: il bimbo con la febbre può tranquillamente recarsi dal dottore: le sue condizioni non si aggravano per questo, ma nello studio il medico ha sottomano eventuali strumenti per una prima diagnosi (tampone faringeo, esame urine, micro prelievo di sangue). Solo se la febbre supera i 39° C, non risponde ai farmaci e le condizioni generali sono tali da non consentire lo spostamento (per esempio per vomito o diarrea molto frequenti) può essere utile la visita domiciliare.

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